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Storia del Forte dei Marmi

Il nome Forte dei Marmi prende il nome da: Il Fortino che sorge nella piazza centrale e il marmo che si estrae nelle Alpi Apuane

Le origini di Forte dei Marmi si riconducono alla costruzione e all'uso di un tracciato viario, la “Via di Marina”, che collegava l'entroterra con uno scalo costiero. Questo percorso fu utilizzato prima per il trasporto dei marmi e, successivamente,  per il commercio del ferro che, infatti, giungeva via mare e veniva successivamente lavorato nelle ferriere versiliesi.

Il magazzino di muraglia alla Marina della Via Nuova fu realizzato nel 1629 e fu la prima costruzione in muratura di Forte dei Marmi. L'edificio, restaurato, si trova in Via Duca d'Aosta al n. 37.

Durante il governo mediceo si registrò un incremento dello sfruttamento delle cave di marmo: importanti scultori, come Michelangelo e Giambologna, si recavano personalmente a selezionare i marmi da plasmare nelle loro opere e si avvalevano di maestranze locali.

Il 5 settembre 1765 fu eletto Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena, all'epoca appena diciannovenne, che restò in carica fino al 1790. La sua politica fu attenta e lungimirante, volta all'ottimizzazione delle risorse, alla liberalizzazione di un gran numero di servizi pubblici e alla decongestione di una macchinosa e inefficiente burocrazia, tant'è che il Granduca stesso si recava personalmente a fare sopralluoghi e annotava riflessioni e idee per il miglioramento dei servizi.

L'inizio del processo di antropizzazione della fascia costiera fu facilitato dall'appoderamento della Macchia di Marina, che prevedeva, appunto, la divisione del territorio in poderi; ogni assegnatario avrebbe dovuto provvedere a destinare una parte del terreno alla semina e a lasciare intatta una fetta di zona boschiva.

Dopo aver ridotto la spesa militare, il Granduca decise di smantellare gran parte delle flotte militari marittime: con la sigla dei trattati di pace tra Arabi e Granducato, infatti, erano diminuite anche le incursioni piratesche.

Appariva, tuttavia, opportuno mantenere e rafforzare il sistema difensivo delle torri costiere, che correva lungo la riviera toscana, sotto il dominio pietrasantino. Questi presidi, infatti, pur non perdendo il proprio ruolo di difesa, divennero frontiera di controllo doganale e centro sanitario con il compito di controllare merci, uomini e animali introdotti nello Stato.

Le fortificazioni sul litorale pietrasantino erano a Cinquale e a Motrone, troppo distanti tra loro per permettere un'opportuna difesa e sorveglianza della costa; il luogo più frequentato per il commercio e in posizione strategica era lo Scalo dei Marmi.

Il 23 dicembre 1785 fu ordinato al Segretario delle Reali Fabbriche di procedere al “riattamento” del Motrone, all'edificazione di una nuova torre al Cinquale (dopo l'abbattimento della vecchia) e alla costruzione di un nuovo Forte allo Scalo dei Marmi.

Il progetto di costruzione del Forte allo Scalo dei Marmi del 1785, realizzato dal Governatore di Livorno e Generale Maggiore di tutte le Piazze, Guarnigioni e Presidi del Granducato Federigo Barbolani, prevedeva al piano terra il magazzino della dogana, la stanza per le persone in contumacia, la scuderia e la stanza per riporre i foraggi; al primo piano c'era l'alloggio del castellano e della guardia della dogana e, al piano superiore, la caserma, la cucina, la stanza per il cannoniere, S. Barbera, una piattaforma coperta per le batterie e una batteria scoperta.

Il 6 febbraio 1788, terminati i lavori di costruzione, il Fortino dello Scalo dei Marmi fu ricevuto in consegna dal tenente castellano Nicola Leonetti.

Il Forte dei Marmi, costruito in linea con le esigenze dell'epoca, presentava una compatta struttura multifunzionale, composta da un ampio edificio retrostante al bastione dagli angoli smussati verso il mare e offriva buoni requisiti a livello militare, doganale e sanitario.

Alcune differenze erano riscontrabili tra il progetto iniziale e il manufatto finale, tra cui l'assenza dell'ufficio doganale.

Nel XIX secolo, lo scalo di Forte dei Marmi diventò nevralgico in tutta la Versilia, per cui si rese presto necessario restaurare la Via di Marina. Questo intervento permise un incremento del traffico commerciale sia d'importazione di cereali e di altri generi alimentari, sia di esportazione delle risorse del ricco territorio, quali marmi, olio, ferro, zolfo e salnitro. Per questo motivo lo scalo fortemarmino divenne via via più frequentato e un numero maggiore di persone iniziò a prendere fissa dimora nel territorio adiacente: si stima, infatti, che trecento abitanti si stabilirono a Forte dei Marmi tra il 1821 e il 1822, perlopiù impiegati nella marineria.

A partire dagli anni Venti dell'Ottocento, furono concessi terreni con la facoltà di costruire nelle vicinanze del Forte magazzini e case, destinate anche ad accogliere i bagnanti estivi, nobili toscani che si recavano sulla costa per le “bagnature”. Furono stabilite condizioni e patti, quali limiti d'altezza “a riguardo del Forte” e il termine di un anno per l'edificazione dei fabbricati, salvo proroghe da concedere solo in particolari condizioni. Tra i primi costruttori sono ricordati i fratelli Francesco e Giuseppe Tonini, “Navicellai” di mestiere, occupati presso la Compagnia dei Cannonieri Guardia Costa.

Prospiciente al fortilizio, fu riservata un'area lato monte che costituì “la piazza del Forte”; ivi, ancora oggi, è possibile ammirare, protetta da una lastra di vetro, la pavimentazione dell'antico forno del Fortino.

Nel 1830 fu terminata la costruzione del Deposito delle Polveri a circa 60 metri dal Forte. L'edificazione di questo tipo di edificio generò non poche preoccupazioni negli abitanti del territorio, circa ottocento, che temevano la possibilità di un incendio o di un'esplosione in una zona che contava numerose abitazioni.

Con la conquista dell'Unità d'Italia avvenuta nel 1861, il Fortino e la polveriera passarono dalla dipendenza del Ministero della Guerra a quella del Ministero delle Finanze.

L'anno successivo fu istituito il Corpo delle Guardie Doganali con il compito primario di vigilanza doganale e, in caso di guerra, di concorso alla difesa statale.

Nel 1866, a seguito del riordinamento del servizio sanitario marittimo istituito con Regio Decreto, Forte dei Marmi fu classificato come scalo di seconda classe, atto a rilasciare patenti di sanità per varie destinazioni e permessi sanitari di cabotaggio.

In un documento conservato nell'archivio comunale di Pietrasanta, viene mostrata la statistica dei bastimenti arrivati e partiti dalla spiaggia dello Scalo dei marmi in un solo trimestre nell’anno 1870: ben 167 arrivi e 116 partenze, di cui 5 per l'estero.

Nel 1877 fu terminata la costruzione del punto di imbarco per i blocchi di marmo, il Pontile caricatore, largo 5 metri e protratto in mare 325 m, sorto su robusti pali di legno.

Nel 1881 il Corpo delle Guardie Doganali assunse il titolo di Corpo della Regia Guardia di Finanza; il suo importante compito era impedire e denunciare il contrabbando e le altre trasgressioni alle leggi finanziarie. La sede della Caserma della Finanza a Forte dei Marmi fu per alcuni decenni il Fortino, che subì alcuni rimaneggiamenti soprattutto nella parte superiore del tetto.

Forti aspirazioni autonomistiche animavano intanto il paese alla fine del primo decennio del Novecento. Il 1914 fu l'anno della grande svolta: a seguito della proposta presentata in Parlamento dall'Onorevole Giovanni Montauti, con la legge n. 327 del 26 aprile, infatti, si sanzionò il distacco della frazione fortemarmina dal Comune di Pietrasanta e l'istituzione dell'autonomo Comune di Forte dei Marmi. Nello stemma fu inserito il Fortino come simbolo della comunità.

La vocazione turistica di Forte dei Marmi, già emersa nell'Ottocento, divenne sempre più forte, tanto da farle guadagnare una posizione nella rosa delle migliori stazioni balneari del Mediterraneo. Oltre a turisti, un nutrito gruppo di esponenti del mondo culturale e artistico, della nobiltà, della politica e dell'economia scelsero Forte dei Marmi come meta dei loro soggiorni. In questo clima, la città divenne ben presto un importante punto di riferimento nazionale e internazionale. Negli anni Venti Dazzi, Carrà, Carena, Soffici, Gentile, Pea e Viani si ritrovarono qui nelle sere estive. Nel decennio successivo gli artisti scelsero il Quarto Platano, oggi Caffè Roma, a pochi passi dal Fortino, per i loro incontri.

 Nel 1928 la Caserma della Finanza lasciò posto al Palazzo Littorio. Il Fortino subì alcune modifiche, tra le quali una diversa strutturazione del tetto, un complessivo innalzamento dell'edificio e l'inserimento di balconi, uno nella parte anteriore e due all'ingresso dell'edificio.

Durante il secondo conflitto mondiale, il Fortino fu parzialmente danneggiato dai bombardamenti. Alla fine della guerra, lo stesso fu occupato dal Comitato di Liberazione Nazionale e trasformato nel “Palazzo del Popolo”. I lavori di ristrutturazione – necessari alla riparazione del danno estetico subito e finalizzati alla sua destinazione ad uso pubblico – furono terminati il 30 novembre 1946. Nel 1945 e nel 1946 i 17 vani erano stati occupati da sfollati e via via affittati a enti ed associazioni.

Nel 1957 il Fortino divenne Ufficio Postale.

L'anno successivo, dopo la distruzione del Pontile caricatore in legno avvenuta durante la seconda guerra mondiale, fu completata la costruzione del nuovo Pontile in muratura: con i suoi 232 metri di lunghezza è oggi immancabile meta per passeggiate e consente l'acquisizione di un nuovo punto di vista sulla distesa marina, sulla città e sulle vette delle Apuane.

Nel 1997 il Museo della Satira e della Caricatura trovò collocazione al secondo piano del Fortino e nel 1998, a seguito di un atto di permuta con l’amministrazione delle Poste Italiane , il Fortino diviene proprietà del Comune di Forte dei Marmi che lo destina, dopo una profonda ristrutturazione, a sede espositiva.

Museo della Satira e della caricatura

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